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Renato Giussani: omaggio all’uomo

Fazzini - Piantini on 28 luglio 2014 - 23:56 in Blog, News, Video, Video - Systems

renato-giussani

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Renato Giussani: omaggio all’uomo

 

 

Quando parlavo di Renato con il fratello Stefano
Era la prima metà degli anni settanta quando condividevo le goliardiche stupidaggini che fanno gli adolescenti con Stefano Giussani, fratello minore di Renato. Stavamo nella stessa classe di uno dei tanti licei romani, ed erano anche i tempi in cui, giovane appassionato di Hi Fi, leggevo Stereoplay e andavo con il motorino ai concerti di Pop/Rock al Palaeur e a quelli di Classica al Santa Cecilia con Gianni Gualberto (oggi noto conduttore di RAI radio 3 Classica), anche lui nostro compagno di scuola.
Parlando con Stefano mi stupivo della sua indifferenza nell’avere in casa quello che allora era considerato il più importante progettista di diffusori italiano, come Bartolomeo Aloia lo era per le elettroniche. A quel tempo avevamo due giganti nel campo della progettazione audio in Italia, due persone che, nonostante le loro spigolose e intransigenti personalità, le loro scelte tecniche e le discutibili avventure commerciali, hanno segnato una via per tutti i progettisti futuri.

 

 

renato-giussani Serie-7

 

 

E’ già, perché con il “particolare” carattere di Renato ho avuto modo di confrontarmi molti anni dopo, con qualche difficoltà e spesso non condividendo alcune sue metodiche di approccio all’Hi Fi. Le sue realizzazioni tecniche sui diffusori, invece, sono sempre state, per me, illuminanti (ma ancora di più lo sono state in questi ultimi anni), recependo ogni sua considerazione di acustica con grande rispetto e considerazione.
Ma torniamo al periodo del Liceo.
Stefano era, all’epoca, un personaggio piuttosto schivo, silenzioso, ma insieme abbiamo passato momenti divertenti, gli stessi che tutti gli studenti come noi passavano a quell’età.Ma io non mi davo pace e tormentavo Stefano cercando di sapere, di capire come facesse il fratello a realizzare quei diffusori che tanto desideravo, che vedevo nelle vetrine dei più importanti negozi romani e che, finalmente, alcuni anni dopo, riuscii a possedere. Avevo la sensazione di avere a disposizione una enorme fortuna nel poter sapere dal fratello di un Guro, come vive e come progetta “gli oggetti del desiderio” un personaggio come Giussani. Ma non c’era verso di sapere gran ché. Non ho mai capito se la “ingombrante” personalità di Renato, già famoso in ambito Hi Fi, sovrastasse troppo quella di Stefano che parlava malvolentieri del lavoro di successo del fratello, o se davvero, come mi diceva a scuola, il mondo dell’audio lo interessasse poco.

 

 

 

renato-giussani NPS

 

 

Finito il liceo, nei primi anni ottanta, con Stefano ci siamo persi di vista, mentre hanno cominciato a farsi vedere nella mia stanza le prime ESB della serie 7, molto apprezzate anche negli Stati Uniti, tanto che Doug Sax della Sheffield Lab si innamorò di una coppia di ESB/06. I modelli della ESB creati da Giussani furono tanti; vorrei ricordare solo i più importanti, quelli che arrivarono prima della famosa serie DSR 07 da me posseduta: si trattava della fortunata serie XL, della equilibrata CS e dell’apprezzata FX.
Il suo lavoro di progettista comincia, però, ancora prima, quando realizza per la Audiolab, azienda da lui fondata con altri due soci, gli storici modelli Delta 3 e Delta 4, dalla particolare concezione, poi ripresa negli anni seguenti.
Ma forse il suo progetto più innovativo è stato, secondo me, quello della serie NPS intorno alla metà degli anni novanta, poiché aveva l’intento, tramite la filosofia denominata Natural Perspective Systems, di eccitare la stanza e “farla suonare” tutta allo stesso modo, dal pavimento al soffitto, grazie alla particolare struttura dei suoi modelli (NPS 1, NPS 2, NPS 3 e l’eccellente NPS 1000), realizzati ad opera di due enormi colonne cielo-terra. Anche questa serie è stata fonte d’ispirazione per alcuni progettisti futuri.

 

 

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Renato Giussani è stato anche collaboratore, consulente e redattore di riviste importanti, come la nota Audio Review negli anni d’oro in cui le riviste su carta avevano un notevole seguito fra gli appassionati, rendendo tali riviste, grazie all’autorevolezza dei suoi scritti, ancora più prestigiose.
Ma è in questi ultimi anni che ho avuto rapporti un po’ più frequenti con Renato, ospite da me per una presentazione del diffusore La Fenice di Max Research che in qualche modo voleva essere anche un piccolo omaggio nei suoi confronti poiché adotta, implementandole, alcune sue scelte progettuali.
Ho poi avuto modo di confrontarmi con lui su alcune sue ultime, eccellenti realizzazioni, come i diffusori della Serie Delta, da me molto apprezzati per l’adozione dei trasduttori planari per la via media e alta.

 

 

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Renato Giussani è stato un personaggio importante nella storia della nostra Hi Fi; gli dobbiamo molto, tutti noi appassionati. E’ riuscito con il coraggio delle sue scelte tecniche a creare dei prodotti importanti e spesso innovativi che hanno fatto apprezzare le realizzazioni italiane in campo audio anche all’estero, in un ambito e in un periodo in cui l’esterofilia era il baluardo e il miope obiettivo da perseguire. Renato è riuscito a portare i diffusori italiani allo stesso livello di quelli, molto desiderati, dei famosi costruttori giapponesi, inglesi e, soprattutto, americani.

 

 

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E’ ancora vivo in me il ricordo del mio naso schiacciato davanti alle vetrine di un noto negozio romano ad ammirare le prime Altec, le prime JBL e le prime Tannoy arrivate in Italia; le guardavo, le sognavo, le desideravo, ma è grazie a Renato che il mio percorso audiofilo è iniziato con delle realizzazioni italiane, con delle casse, come si diceva allora, di Giussani. Ed è stato un inizio certamente corretto. E’ per questo che, caro Renato, personalmente ti ringrazio e con questo pensiero ti voglio ricordare.

Bruno Fazzini

 

 

 

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Ho conosciuto Renato molti anni fa’ perché volevo ascoltare la sua grande opera, le NPS.
Avevo ovviamente una certa reverenza nell’incontrare una persona di così grande notorietà e considerazione.
Fui invece colpito dalla cordialità verso gli ospiti, e dalla disponibilità a parlare del suo lavoro e del suo sapere così profondo.
Da allora, anche se su l’HiFi in genere avevamo idee non sempre convergenti, ho avuto modo di apprezzare più profondamente le competenze e la sua grande conoscenza legata ai diffusori.

 

 

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Renato rimarrà nella storia dell’hifi per le sue intuizioni teoriche e per i suoi progetti nel campo dell’acustica.
Io invece, lo voglio ricordare soprattutto, per il suo rigoroso approccio alla progettazione, e per il suo schietto rapporto con il pubblico di appassionati. Infatti nei suoi colloqui non cedeva a pressioni modaiole, ma seguiva fedelmente la sua idea basata su dati concreti e sulla sperimentazione Gallileina, unico faro per qualunque tecnico degno di questo nome.

Ciao Renato “Sit tibi terra levis”

Massimo Piantini

 

 

 

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