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Multicanale 1° – Perché è la sola strada per la Musica Live

Massimo Piantini on 11 maggio 2018 - 12:20 in Articoli, Blog, Multichannel

 

 

Multicanale 1° – Perché è la sola strada per la Musica Live 

 

Il Superamento dello stereo 2 canali

Lo stereo tradizionale si basa sull’assunto che il segnale ripreso dai microfoni durante un evento musicale, sia poi riprodotto in ambiente domestico tramite 2 diffusori. Prevede anche che questi ricostruiscano in toto l’evento sonoro registrato. In questa ricostruzione deve essere compresa la dimensione ambientale e spaziale (esecutore solista, gruppo strumentale, orchestra ecc).

 

 

 

 

 

Le casse acustiche di un sistema stereo medio (es. 2 o 3 vie da pavimento) emettono in ambiente, soprattutto anteriormente, un segnale che come intensità e dimensione è solo una parte di quello dell’evento reale. Questi stessi diffusori, inoltre, dovrebbero eccitare le pareti della stanza di ascolto, riproducendo le riflessioni della sala da concerto. Ciò dovrebbe avvenire con la stessa intensità e grandezza di quelle dell’evento sonoro registrato.

Ma questo non è possibile, semplicemente perché le casse acustiche, per le dimensioni e per la potenza con cui mediamente sono pilotate, emetteranno un segnale audio molto più limitato rispetto a ciò che una formazione di strumenti produce in un evento reale.

Questo anche se le sale di ascolto domestiche sono notevolmente più piccole.

 

 

 

Negli anni sessanta e successivi,

quando lo stereo è nato e si è sviluppato, i mezzi tecnici non permettevano di fare altro che il 2 canali come lo conosciamo.

Oggi, con l’avvento del digitale, che è stato portato a livelli di qualità elevatissimi, queste limitazioni sono state superate ed è possibile avvicinarsi all’evento reale.

Per superare lo stereo tradizionale è necessario inserire in ambiente altri diffusori (da 3 a 5) oltre i 2 frontali già presenti, che riproducano le informazioni di ambienza presenti nella sala di un concerto.

 

 

 

 

Il multicanale tradizionale (5.1 – 7.1 ecc.) è stato il primo sforzo, per certi versi anche riuscito, per superare lo stereo tradizionale, ormai incapace di assecondare le moderne esigenze di ricostruzione sonora.

Il multicanale si basa su più diffusori da inserire nella sala di ascolto per simulare la dimensione spaziale sonora di ciò che deve essere ascoltato.

Questo processo inizia in sede di mixaggio audio, dove a ciascun canale, anteriore e ambienza, viene assegnato un preciso impasto sonoro.

Per quanto riguarda i films, ai canali anteriori viene normalmente assegnato il segnale musicale totale e parte di quello ambientale.

Al canale centrale prevalentemente viene fatto riprodurre il parlato. Ai canali ambienza sono assegnati gli effetti sonori che variano a seconda del film riprodotto.

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda i video di concerti,

l’assetto viene normalmente adeguato, consegnando ai canali anteriori la maggior parte del suono diretto.

Al centrale arrivano le stesse tracce ma in modalità mono, con opportuni livelli affinché il segnale si amalgami con il resto.

Ai canali posteriori vengono assegnate le tracce ambientali, con rapporti di intensità variabili in funzione di quello che il tecnico del suono percepisce nell’amalgama audio generale.

In entrambi i casi con il multicanale tradizionale, ad ogni canale viene assegnato, di default, un ben preciso segnale non modificabile. La composizione di questo segnale è decisa in sede di confezionamento del file audio/video.

Questa scelta, per certi versi semplifica, almeno in parte, l’utilizzo del mezzo, lasciando di fatto al fruitore solo l’onere di regolare i livelli dei vari canali.

 

 

 

In pratica però il multicanale tradizionale, spesso produce una ricostruzione artificiosa dell’evento sonoro (vedi concerto).  Rende, inoltre, quasi impossibile una variazione strutturale, perché i contenuti dei singoli canali sono stati stabiliti a priori.

Il grande merito del multicanale tradizionale è stato quello di aver finalmente proposto un modo per superare i limiti dello stereo tradizionale nonostante le lacune fisiologiche.

 

 

 

 

Quelle che seguono sono le considerazioni di un vero esperto del settore Audio-Hi Fi-Hi End, relative al Multicanale.

 

Questo lo scritto di Marco Cicogna sul suo profilo Facebook

Musica e multicanale. Torno da un bel concerto all’auditorium. Il coro di Santa Cecilia e la Banda della Polizia di Stato hanno fatto faville. L’ascolto mi fa venire alla mente quanto avevo scritto qualche tempo fa.

Dai primi ascolti ormai quasi 20 anni fa in dts, passando per DVD Audio, SACD e poi Blu Ray (audio e video) molti appassionati che hanno esperienza di ascolto di musica dal vivo si sono accorti che il coinvolgimento offerto da una catena 5.0 (o 5.1 se preferite) è forte e deciso. Qui non si tratta di parlare di alta fedeltà in senso stretto. Siamo su un terreno diverso da quello magari un po’ noioso affrontato da certi intransigenti nello loro tirate senza fine e discussioni spesso musicalmente sterili che possiamo leggere sui forum.

 

 

 

Il “coinvolgimento”

in questo senso va visto come attitudine ad avvicinarsi alla sensazione della realtà sonora. Se dal vivo è ben chiaro che il suono è “tutto attorno a te”, meno chiaro è catapultare tale banale concetto nella riproduzione audio. Eppure gli appassionati del cinema da decenni apprezzano il senso di realismo offerto dal multicanale. Anzi, tramontata l’artificiosa emozione del video “3D”, ancora una volta la sensazione di realismo, di presenza scenica e di coinvolgimento all’azione è offerta dal suono prima ancora che dalle immagini. Per concludere senza annoiarvi mio permetto di ricordare come il senso responsabile dell’equilibrio è l’udito, non la vista. Non c’è bisogno di andare alla Filarmonica di Berlino o crogiolarsi nello smalto dorato del Muikverein di Vienna per farsi un’idea rappresentativa della realtà musicale. Basta ascoltare una banda di paese, oppure il pianoforte a casa di un amico.

 

 

Ci avete fatto caso come la musica vera sia in ogni circostanza piena, corposa ed avvolgente? Possibile che il colpevole di una riproduzione sonora anemica e poco coinvolgente sia sempre la qualità della registrazione? Mi viene da pensare che non sia cosi. Fate un salto qualche volta all’auditorium di Roma. Al prezzo di una pizza ascoltate l’orchestra di Santa Cecilia, una formazione di alto profilo che potrete gustarvi in un programma di vostro gradimento. E scoprire che la Musica è davvero attorno a voi e non focalizzata nelle sorgenti virtuali puntiformi cui ci ha costretti la stereofonia.

MC

 

 

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