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Leggere o Ascoltare? Questo è il dilemma

Massimo Piantini on 22 febbraio 2018 - 16:03 in Articoli, Blog

Rubrica: Gli Asini Volanti


 

 

Leggere o Ascoltare? Questo è il dilemma

 

 

GLI ASINI VOLANTI

Rubrica di opinione Audio di Bruno Fazzini

 

Questa rubrica parlerà di Musica riprodotta e del modo che io credo sia il migliore per riprodurla, così da permettere all’audiofilo di avvicinarsi il più possibile alla  R.E.S. (Riproduzione Evento Sonoro).

 

 

Vorrei ricollegarmi al post su facebook di un mio amico audiofilo al quale facevo i complimenti per l’acquisto di un finale stereo a Stato Solido “importante” per pilotare degnamente i suoi particolari diffusori: https://www.facebook.com/groups/338130976387395/permalink/777069805826841/

 

 

Chi ha voglia di leggere quel post noterà che i miei complimenti non erano indirizzati al prodotto acquistato, ma alla capacità (rara) di alcuni audiofili di fare scelte coraggiose dettate unitamente dalla propria testa.

Vorrei iniziare questa rubrica proprio da qui: nella scelta di un prodotto per il proprio impianto è necessario fidarsi solo della propria sensibilità, del proprio sentire e, alla fine, acquistare quello che piace senza alcun altro condizionamento. Ma soprattutto, ascoltare, ascoltare, ascoltare. In particolare la Musica dal vivo, unico e solo diapason di riferimento. Solo in questo modo si avranno gli strumenti per fare una scelta oculata. E avere coraggio delle proprie scelte.

 

Ho lavorato 18 anni per una testata di settore 

e sono convinto ora, come allora, che la funzione di una rivista sia quella d’informare, esprimere ponderatamente le proprie opinioni, ma non di dettare le regole, orientando il mercato.  

I risultati della triste situazione attuale in cui versa l’Alta Fedeltà, derivano in larga misura dal potere che gli appassionati hanno delegato alle riviste nei decenni passati, e in particolare, a quei guru la cui competenza era una nuvola di fumo. Quei “professionisti” riempivano le recensioni di dogmi senza nemmeno la coscienza di ascoltare il prodotto da recensire. Un disastro! Gli audiofili della mia generazione sono stati rovinati da quei personaggi che gli appassionati hanno fatto diventare dei miti di creta dell’Hi Fi.

Esaurita l’epoca d’oro dell’Alta Fedeltà, qualche decennio fa, finiti i soldi che le riviste ricevevano per la pubblicità, non vi era più la possibilità di pagare dei professionisti per scrivere articoli. Così le varie testate si sono dovute accontentare di scrittori a buon mercato. Da allora, quando si è fortunati, si riesce a leggere articoli scritti in italiano corretto, ma carenti di spessore e abbondanti di…nulla, o peggio, di iperboli. E poi che noia! Gli articoli sono, per la maggior parte, troppo lunghi, pertanto in buona parte inutili.

 

 

Per non parlare delle misure tecniche che servono,

fondamentalmente, a colmare le proprie incertezze, a dare convincimenti su prodotti senz’anima. Le misure sono come le riviste: devono servire ad informare che tutto sia costruito correttamente. Ma l’emozione scaturita dall’ascolto di un prodotto non potrà mai venir misurata.

Molti recensori di allora, come molti di oggi, non sanno fare il loro mestiere semplicemente perché….s’improvvisano recensori.

 

Faccio invece un appello ai buoni scrittori di ieri e di oggi,

e ne conosco diversi, a recensire senza guardare da quale fonte viene il prodotto che hanno in prova, e a scrivere avendo come faro il loro amore per la musica dal vivo.

 

Infine, come si può fare l’acquisto di un oggetto audio di un certo livello in base a quanto scritto da qualcuno? E quanta tara si deve fare all’interno di un articolo?

 

 

 

 

 

Facciamo un esempio:

se devo acquistare una coppia di diffusori (o un amplificatore, o una sorgente) bisogna soppesare i seguenti parametri:

1 I gusti di chi scrive. Quasi tutti i recensori non sono oggettivi perché viziati dal loro gusto personale, che spesso è lontano dalla R.E.S. E’ quasi impossibile trovare un professionista che scriva di un prodotto avendo la verginità mentale di chi ascolta tanta Musica dal vivo. Il bravo recensore deve essere misurato, equilibrato.

2 La libertà di espressione del recensore. Per contratto i recensori testano i prodotti in funzione della pubblicità e quindi dei contratti economici forniti dall’importatore di quel prodotto. Dunque, come potranno esprimere critiche e riserve su quel prodotto?

3  L’ambiente d’ascolto dove si è svolta la prova, che non è mai uguale al nostro.

4 Il sistema di amplificazione utilizzato, che il più delle volte non è uguale al nostro.

5 La sorgente impiegata, che il più delle non è uguale alla nostra.

6 I cavi impiegati, che il più delle volte non sono uguali ai nostri.

7 I supporti impiegati, che il più delle volte non sono uguali ai nostri (ho visto delle cose – delle camere d’aria per sostenere le elettroniche-che voi umani non potete nemmeno immaginare).

8 L’erogazione della corrente fornita nella zona dove si trova il recensore, che il più delle volte non è come quella erogata nella nostra zona abitativa.

 

Detto questo, secondo voi, che validità può avere quanto affermato da un recensore?

Io credo che l’utilità di una recensione sia quella di dare indicazioni di massima. Da verificare poi personalmente. Molto più onesto, perciò, il lavoro di riviste che hanno come mission quella di annunciare l’esistenza di un prodotto, fornire alcune note informative e un parere personale e misurato sull’oggetto.

Ma allora, per fare la scelta giusta come orientarsi nel mare magnum dei prodotti disponibili sul mercato (troppi e molti inutilmente simili)?

Questo tema sarà oggetto di una prossima puntata.

Bruno Fazzini

 

Ascoltare sempre, per scegliere.

 

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