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IL FONORIVELATORE

Massimo Piantini on 23 marzo 2014 - 19:22 in Analog Sources, Blog, Cartridges/Testine, Reviews, Video, Video - Systems

IL FONORIVELATORE-Morotti 6 Apertura con logo

 

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IL FONORIVELATORE 

                                                 

di Andio Morotti

 

Il Fonorivelatore . Ancor oggi, dopo parecchi decenni di passione audiofila e di attività di recensore, la testina suscita in me una sorta di stupita ammirazione, sia perché, nonostante le piccole dimensioni, è in grado di influire pesantemente sul suono di un impianto, sia perché per mezzo suo si compie il piccolo miracolo della trasformazione di un segnale meccanico in uno elettrico. In linea teorica, infatti, nel lavoro del fonorivelatore si possono distinguere due aspetti strettamente correlati: l’estrazione meccanica delle informazioni presenti nei solchi del disco e la loro trasformazione in un segnale elettrico.

 

 

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La prima attività è affidata all’insieme stilo-cantilever-sospensione.

Lo stilo è un microscopico diamante sapientemente tagliato in modo da assicurare la più ampia superficie di contatto con le pareti dei solchi. Quanto maggiore è la superficie di contatto, infatti, tanto maggiore è la quantità delle informazioni estratte. Quando ero giovane, le puntine più economiche erano coniche e quelle più raffinate erano ellittiche, decisamente superiori soprattutto nella capacità di “leggere” le alte frequenze.

 

 

 

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Col tempo furono poi sviluppati anche altri tagli del diamante: il micro ridge, lo strereohedron, il fine line, lo shibata, il gyger…fino ad arrivare al Van den Hul e alle sue varianti, che era quello che garantiva la più ampia superficie di contatto con il solco. Ricordo che quando vennero immesse sul mercato le testine del costruttore olandese nacquero non infondate preoccupazioni che, con un minimo errore di azimuth o di VTA, lo stilo, dalla geometria assai simile a quella del bulino di incisione, potesse distruggere, almeno parzialmente, le informazioni contenute nei solchi.

 

 

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Il cantilever

è un’astina rigida, solitamente in alluminio o in boro (ma anche in titanio, berillio, o addirittura in zaffiro o rubino), su un’estremità della quale è incollato lo stilo, mentre dall’altra è fissata al corpo della testina per mezzo di una sospensione che le garantisce la possibilità di muoversi liberamente in orizzontale e in verticale “trasportando” così all’interno del fonorivelatore i movimenti dello stilo che legge i solchi.

I sistemi di trasformazione del segnale da meccanico in elettrico sono fondamentalmente due: quello a magnete mobile (MM) e quello a bobina mobile (MC). Nel primo caso due magnetini solidali al cantilever si muovono nel campo generato da due bobine fisse; nel secondo caso sono due bobinette solidali al cantilever a muoversi nel campo generato da due magneti fissi.

 

 

 

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Le testine MM,

per la maggior parte, hanno il pregio di avere lo stilo facilmente sostituibile quando è usurato senza bisogno di cambiare l’intera testina. Inoltre hanno una tensione d’uscita relativamente alta (solitamente compresa tra i 2,5 e i 6 mV) con un’impedenza di carico che normalmente è di 47 KOhm. In tal modo richiedono un livello di guadagno dello stadio phono decisamente meno alto di quello delle MC, che hanno una tensione d’uscita normalmente inferiore a 1 mV e una impedenza di carico variabile, ma comunque decisamente più bassa di quella delle MM.

 

 

 

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Dal punto di vista sonico le buone MC sono sicuramente più raffinate delle buone MM, sia per la velocità, sia per l’estensione della risposta in frequenza, sia per la trasparenza e la naturalezza.

Il più eclatante… difetto dei fonorivelatori a bobina mobile è che, di norma, sono più costosi dei cugini MM in quanto sono caratterizzati da una costruzione più delicata e complessa. Tanto per fare un esempio, le bobinette mobili devono essere il più leggere possibile in modo da meglio assecondare il movimento del cantilever a cui sono fissate.

 

 

 

IL FONORIVELATORE-Morotti 6 Apertura

 

 

 

La necessaria accuratezza costruttiva fa sì che molti fonorivelatori MC di fascia alta siano interamente costruiti a mano sotto le lenti di un microscopio, magari dopo essere stati due giorni senza bere birra per avere la mano ferma, come raccontava Van den Hul. Artigianato di alto livello e meccanica di precisione non possono non costare. Però, se questi fonorivelatori sono abbinati al giusto braccio, se sono accuratamente dimati e regolati e se l’interfacciamento col pre phono è corretto, la maggiore spesa si rivela, di solito, ampiamente giustificata.

 

 

 

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Pre fono

Quando, alcuni decenni fa, ho cominciato a interessarmi di alta fedeltà, le testine erano quasi tutte MM, tanto che sui pre e gli integrati erano presenti solo stadi phono a basso guadagno e ad alta impedenza d’ingresso. E così il mio primo vero amore fu una Shure V15III, dal suono caldo e avvolgente, presto affiancata da una Stanton 881S, decisamente più asciutta e più aperta. Dopo i primi amori, che, come dice il proverbio, non si scordano mai, i miei ricordi diventano notevolmente più carenti, perché i fonorivelatori che ho avuto modo di provare sono stati davvero molti. Senza quindi avere la pretesa di rammentarli tutti, vorrei comunque ricordare alcuni di quelli che mi hanno particolarmente emozionato e che, almeno per me, sono stati, o sono tuttora, dei riferimenti, o in assoluto, o nella loro categoria e nel loro segmento di prezzo.

 

 

 

 

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Tra le MM

che mi piacciono, o mi sono piaciute, la prima che mi viene in mente è la Rega Exact (ma anche le sue sorelle minori non scherzano): dinamica, definita, ariosa e musicale, ha un suono per molti aspetti vicino a quello di una MC. Un’altra testina che ho sempre apprezzato, sebbene sia di carattere sonico molto diverso dalla Rega, è la Roksan Corus Black: decisamente più calda in gamma media, con minore ariosità, bassi più in evidenza e una riposante musicalità. Un gran bel ricordo ho anche della Grace F9F, aperta sugli alti, cristallina e veloce. Un’ottima impressione ebbi a suo tempo anche dell’Audiotechnica AT20SS per la sua trasparenza e la sua ariosità. Insomma, le mie esperienze con le MM mi hanno fatto chiaramente capire che il suono di queste testine può essere di tanti tipi.

 

 

 

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Veniamo ora alle mie amate MC.

Nei confronti di queste testine il mio cuore è stato aperto dalla Denon DL 103, un fonorivelatore di prezzo contenuto, ma dalla grande musicalità e dall’ottima dinamica: un vero campione del rapporto suono/prezzo. Assieme a lei la Supex 900 mi ha fatto compagnia per diversi anni con la sua neutralità, trasparenza e versatilità: ottima con tutti i generi musicali, ma specialmente con la musica classica e jazz. Col tempo ho poi trovato nel segmento medio tante altre testine di mio gradimento, come la Lyra Dorian, pulita e naturale. La Rega Apheta ha una forte personalità che può anche non piacere. A me, invece, è piaciuta per la sua forza, la sua dinamica e la sua definizione. Mi ha colpito anche perché, pur evidenziando il suo esser una MC, per vari aspetti ricorda un po’ il suono delle MM della casa.

 

 

 

 

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A un certo momento della mia vita mi sono potuto permettere una testina di alto rango, di quelle interamente costruite a mano: la Van den Hul Grasshopper, di cui mi sono innamorato immediatamente per la sua dinamica travolgente, anche se con un cenno di aggressività che però si perdona volentieri per la trasparenza, l’accuratezza e l’ariosità del suo suono. Ora possiedo il modello IV GLA, con avvolgimenti in oro, che ha leggermente addolcito il carattere sonico del modello con avvolgimenti in argento.

 

 

 

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La mia attività di recensore mi ha poi dato modo di provare alcune testine di alto lignaggio veramente incantevoli. Di queste ne ricordo con particolare simpatia tre. La prima è la Bluelectric Virus che, pur non essendo un top di gamma, possiede una grande analiticità, un’ottima ariosità e un’eccellente dinamica. La seconda è la Koetsu Urushi Gold, dal suono stupendamente equilibrato, una gamma media eccezionale per fluidità e musicalità, una enorme trasparenza e un ottimo realismo. Grande testina. La terza è la Ikeda 9TT, che, secondo me, si fa notare per la naturalezza del suo suono, estremamente curato e dettagliato e con un’ottima dose di energia.

 

 

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Ikeda Tonearm, Ikeda Cartridge, Beauty of Sound, Review Part 1-2-3

 

 

 

 

 

 

 

 

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